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Gratuito

Visita Guidata nel Centro Storico di Bova

26 Settembre 2020 10:30 AM - 1:00 PM ,

Bova

Superficie: 46,94 kmq

Abitanti: 553

Data la sua importanza come “capoluogo territoriale”, Bova (Vua) è definita da sempre in greco di Calabria anche “I Chora”, “lu paisi”. Effettivamente Bova rivestì una certa importanza sia amministrativa che religiosa sin dall’epoca bizantina. In ogni modo, sino alla grande crisi degli anni 1950-60, Bova, con le sue numerose botteghe artigiane e le sue attività commerciali, rappresentava l’epicentro di tutta l’economia pastorale e contadina dell’area.

Benché si ritenga che prima del V secolo sia esistito un nucleo abitato posto ai piedi del castello, le ipotesi sulla origine magnogreca sono alquanto controverse.

Tra i vari racconti tradizionali, che affondano le loro radici nel mito, il più noto racconta che sulla roccia su cui si erge il castello sia stata scolpita la pianta di un piede umano: la tradizione vuole che quest’orma appartenga a una regina (Oichista) venuta con la sua gente a fondare il paese. Le sue modeste dimensioni, comunque, non rendono l’esatta idea della sua lunga ed articolata storia sia di sede arcivescovile, che di vera e propria capitale amministrativa posta al centro fra Gerace e Reggio Calabria.

Tutto l’insediamento si presenta, in ogni modo, interessante sia per le numerose chiese, che per la posizione molto panoramica del borgo, posto a 820 metri sul livello del mare.

Il Castello normanno, risalente al secolo X-XI, è posto su un’altura da cui si può ammirare tutto l’arco costiero, il più meridionale del continente europeo, mentre di particolar pregio sono i palazzi nobiliari, come il palazzo Nesci e il palazzo Mesiano, la Cattedrale (o chiesa di S. Maria Isodia) dove è custodita in una nicchia del coro una bella statua in marmo raffigurante la Madonna col bambino, attribuita all’artista Rinaldo Bonanno.

Altrettanto importanti risultano essere: la Chiesa di S. Leo, costruita nel 1606, che custodisce una statua del santo in marmo risalente al 1582, un suo reliquiario e degli arredi sacri di considerevole valore; la chiesa di S. Caterina, che mantiene ancora il portale in pietra di concezione rinascimentale, i ricchi stucchi, i marmi dell’altare maggiore; e la chiesa dell’Immacolata, caratterizzata all’esterno da un portale in pietra ed al suo interno dalla presenza di stemmi ed iscrizioni.

Il Nome

Il nome Bova pare derivi dal medievale boua (“fossa da grano”) anche se in lingua greca è chiamato Boos e in dialetto Vua.

La Storia

Le radici di Bova (Chora tu Vua in grecanico) sono magno-greche, risalenti cioè al periodo in cui coloni greci arrivarono in Calabria fondando nuove città (VIII e VII sec. a.C.).

Bova però, riconosciuto come centro dell’ellenofonia (non a caso si parla di Bovesia per indicare l’area grecanica), ha origini molto più antiche, come testimoniano rinvenimenti di armi in silicio dell’epoca neolitica, ritrovate numerose sul territorio. Anche dentro l’abitato, nel perimetro del Castello, sono state rinvenute schegge di ossidiana che attestano il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C.

In età greca Bova subì le sorti della politica locrese: conquiste, guerre e tirannide di Siracusa. Con la vittoria di Roma sui Cartaginesi Bova poté godere della cittadinanza romana, che le diede una certa tranquillità anche se labile. Essendo esposto verso il mare infatti, Bova subì frequenti incursioni barbariche.

Nel 440 i Vandali sbarcarono sulle coste lucane e bruzie (Brutia è l’antico nome della Calabria) devastando e saccheggiando le città marittime; gli abitanti del litorale, per sfuggire agli attacchi, si rifugiarono sui monti, luoghi più sicuri ed inespugnabili. Fu questo, quindi, il motivo che portò alla fondazione della Città di Bova.

Bova fu anche antichissima sede vescovile; il primo vescovo sarebbe infatti stato ordinato nel I secolo da Stefano di Nicea (Vescovo di Reggio) e avrebbe seguito il rito greco (introdotto in Calabria dai monaci basiliani) fino al 1572, anno in cui l’Arcivescovo Stauriano impose il rito latino.

Dopo il dominio Normanno (XI sec.) e Svevo (1194-1266) – civiltà che avevano una concezione laica del potere politico – Bova venne infeudata all’Arcivescovo di Reggio Calabria che fu nominato Conte di Bova. I suoi successori detennero il potere fino al 1806, anno in cui Giuseppe Bonaparte abolì i feudi.

Nell’anno della nascita della Repubblica di Napoli (1799) e nel periodo di diffusione degli ideali repubblicani francesi, Bova si schierò a fianco dei Borboni divenendo un attivo centro sanfedista e combattendo a fianco delle truppe del cardinale Ruffo. Per questo fu assediata e saccheggiata dai Francesi nel 1807.

Dopo il 1815 rientrò nel Regno delle Due Sicilie dei Borboni fino all’unificazione del Regno d’Italia (1861).

Scoprire il Centro Storico

Bova è stata riconosciuta come uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Nel Centro Storico sono presenti importanti testimonianze architettoniche della sua storia, in gran parte costituite da chiese, santuari e opere di difesa.

Si comincia con la Cattedrale di S. Maria dell’Isodia, chiesa di origine normanna sorta su una precedente costruzione bizantina. Al suo interno sono custodite una pregevole Madonna marmorea cinquecentesca, statue lignee e tele del ‘700.

Non meno importante è il Santuario di S. Leo, ubicato su un costone roccioso, che conserva una statua del santo e altri elementi barocchi; nella chiesa del Santuario sono raccolti calici, ostensori e paramenti sacri di fattura pregevole, di scuola napoletana e siciliana.

Nel Centro Storico sono presenti altre importanti edifici di culto di grande interesse: la piccola Chiesa di San Rocco edificata nel XVI secolo, a navata unica e con abside semicircolare; la Chiesa di Santa Caterina, con statua della Madonna della Visitazione (1590), di costruzione piuttosto recente; la Chiesa dell’Immacolata appartenuta alla famiglia dei Marzano che custodisce la loro tomba; la Chiesa del Carmine del XVII secolo, cappella gentilizia che appartenne alla famiglia Mesiani (che sorgeva di fronte all’omonimo Palazzo ormai demolito).

Il Borgo di Bova era dominato da un Castello, ormai rudere, che nel corso degli anni rappresentò un rifugio sicuro dalle incursioni e dagli assalti. Coeva al Castello è la Torre Parcopia o Normanna (X sec.) che faceva parte del sistema murario difensivo di Bova.

Il Centro Storico di Bova è ricco di palazzi nobiliari sorti nel Settecento ad opera delle ricche famiglie dei ceti emergenti. A Bova è presente anche un interessante Centro Museale di Paleontologia.

All’interno del Borgo sono presenti tre antiche fonti realizzate nel 1700 per portare l’acqua nel Centro: Pietrafilippo, Sifoni e Clistì. In quest’ultima si abbeveravano i cavalli e si riteneva che la stessa avesse proprietà benefiche per gli animali, tanto che si narra che Papa Innocenzo XI avesse chiesto informazioni su quell’”acqua che ingrassava i cavalli”.

In una bella piazzetta all’entrata di Bova è curiosamente collocata una vecchia locomotiva a vapore, ben conservata. Si tratta di una delle 740 locomotive costruite tra il 1911 e il 1923 (per esattezza la n. 740 054). Quello che una volta era un mezzo adibito al trasporto di persone e merci è oggi un monumento dell’archeologia industriale dedicato ai Ferrovieri d’Italia.

Tradizioni e Artigianato

Bova è uno dei pochi paesi nel quale ancora permangono antichissimi usi e costumi.

L’artigianato ha radici davvero lontane qui e una delle sue massime espressioni è la tessitura popolare.

Lana, lino, cotone e ginestra fornivano alle tessitrici gli elementi ricavati in maniera naturale, che poi venivano lavorati con il telaio a mano per produrre tessuti che cuciti a gruppi di tre formavano le coperte vutane. I disegni più comuni risalgono proprio all’epoca bizantina: il “mattunarico”, il “telizio”, la “greca”, il “greco”, le “muddare”.

L’altro versante artigianale storico del luogo è quello della lavorazione del legno. Originariamente gli oggetti in legno finemente intarsiato erano frutto del lavoro dei pastori: telai, stampi per dolci (plumia), cucchiai (mistre) e soprattutto le musulupare, stampi per l’antico formaggio aspromontano musulupu.

Gastronomia

La cucina locale richiama i sapori e i colori di quella squisitamente mediterranea, ma la sua origine è decisamente grecanica. Caratterizzata dagli elementi della tradizione agro-pastorale, la cucina ha alla sua base latte di capra, pomodoro, olio di oliva, che costituiscono gli ingredienti di prelibatezze come i maccarruni cu sucu ra crapa, i cordeddi al sugo, i tagliarini con i ceci, i ricchi di previti con il pomodoro, la carne di capra alla vutana. Molto ricercati da queste parti i salumi (salsiccia, capocollo, soppressata), i formaggi, tra cui le ricotte e i musulupi (un formaggio fresco che si consuma nel periodo pasquale) e i dolci della festività, come i pretali della tradizione natalizia, le nghute della tradizione pasquale, le scaddateddi, ciambelle con il buco e semi di cumino. Da gustare anche la lestopitta, una frittella di farina e acqua, fritta nell’olio da mangiare calda.

 

Sabato 26 settembre 2020 – Ore 10.30

Incontro con la Guida in Piazza Roma (Municipio).

Numero Massimo Partecipanti: 40

Al termine della visita guidata sarà possibile degustare i prodotti enogastronomici della Calabria Greca nei ristoranti/locande/agriturismi presenti nel Borgo ad un prezzo fisso di € 15,0 a/persona

Iscriviti al seguente link:

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Dettagli

Data:
26 Settembre 2020
Ora:
10:30 AM - 1:00 PM
Categorie Evento:
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